BRICIOLE CULT
Interstellar
Christopher Nolan · 2014 · Fantascienza, drammatico
Un viaggio tra mondi impossibili, il tempo che sfugge e i legami che resistono: perché Interstellar continua a sorprenderci e a emozionarci.
DI COSA PARLA?
In un futuro in cui la Terra sta diventando inabitabile, le coltivazioni muoiono e le tempeste di polvere rendono la vita sempre più difficile. Cooper, un ex pilota della NASA, vive con i suoi figli e lavora come agricoltore.
Quando scopre una missione segreta alla ricerca di un pianeta su cui l’umanità possa sopravvivere, Cooper accetta di partire attraverso un wormhole vicino a Saturno. Lasciare la figlia Murph è la scelta più dolorosa. Mentre lui esplora mondi lontani, sulla Terra il tempo continua a scorrere: il loro legame diventa il cuore di una storia che intreccia spazio, tempo e desiderio di ritrovarsi.
PERCHÈ È UN CULT?
Prima ancora di parlare della storia, dei personaggi o dello spazio, credo che Interstellar meriti un posto tra i cult per il modo in cui è stato immaginato e portato sullo schermo. Nolan costruisce mondi così vasti e sorprendenti che, guardandoli, mi viene voglia di entrare per qualche secondo nella sua mente e capire da dove nascano quelle immagini.
La cosa incredibile è che questa cura comincia dalla Terra. Per girare le scene della fattoria di Cooper, la produzione fece seminare 500 acri di mais, circa 200 ettari, in una vera tenuta canadese. Quel campo che vediamo attraversare dai personaggi esisteva davvero: si poteva camminarci dentro, sentirne il vento, perdersi tra le piante. E, finite le riprese, il mais fu venduto; Nolan ha raccontato che la produzione riuscì persino a ricavarne un profitto.
È un dettaglio che per me dice molto del suo cinema. Prima di portarci tra pianeti lontanissimi, Nolan ha voluto rendere reale il mondo che i suoi personaggi stavano per lasciare. Forse è anche per questo che, quando Cooper parte, abbiamo la sensazione di abbandonare qualcosa insieme a lui.
E una volta partiti, Nolan ci conduce in luoghi che è difficile persino concepire, figuriamoci mettere sullo schermo. Mondi fatti d’acqua, orizzonti che sembrano non avere fine, paesaggi davanti ai quali ti senti minuscolo. Non voglio raccontare cosa succede su quei pianeti, perché parte della meraviglia sta proprio nello scoprirli per la prima volta. Posso solo dire che ciò che vediamo è fantastico: per qualche ora, l’impossibile sembra avere una forma davanti ai nostri occhi.
C’è poi il tempo. Quello che passa, che non possiamo fermare e che, forse, spaventa tutti noi. Passiamo la vita a chiederci come usarlo, a chi dedicarlo, se ne abbiamo abbastanza per fare tutto ciò che vorremmo. In Interstellar, Nolan prende questa paura così familiare e la porta in un luogo dove il tempo sembra comportarsi in modo impossibile.
Eppure questa idea non nasce soltanto dalla fantasia: il film si appoggia alla relatività e al lavoro del fisico Kip Thorne, che ha collaborato alla sua realizzazione. In presenza di una gravità molto intensa, il tempo può scorrere più lentamente rispetto a quello di chi si trova lontano. Nolan trasforma questo concetto scientifico, difficile da afferrare, in una domanda terribilmente umana: come si fa a partire lasciando una figlia ancora bambina, sapendo che, quando la rivedrai, per lei potrebbero essere passati molti più anni che per te?
QUALE BRICIOLA CI LASCIA?
Non voglio raccontarvi cosa accade. Credo però che sia qui che Interstellar colpisce più forte: ci fa sentire il peso del tempo attraverso le persone che amiamo e i momenti che rischiamo di perdere.
Un ultimo encomio va ai colpi di scena. Interstellar riesce a sorprenderti dall’inizio alla fine: ogni volta che pensi di aver capito dove ti sta portando, Nolan apre una possibilità che non avevi previsto.
Poi arriva la scena della libreria. Senza svelare cosa accade, è il momento in cui dettagli che sembravano lontanissimi tornano a incontrarsi. I puntini si uniscono, le domande trovano un nuovo significato e ti accorgi che il film ti stava parlando di quelle cose fin dall’inizio. È uno di quei colpi di scena che ti fanno desiderare di rivedere subito tutto da capo, per scoprire ciò che avevi davanti agli occhi senza ancora poterlo capire.
LA BRICIOLA DI FTC